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Filosofia e musica al "Caffè letterario"
Frammenti di un discorso amoroso da Platone in poi con musica da camera e, voilà, il debutto degli appuntamenti del mercoledì offerti alle scuole e alla città che la sezione di Pordenone della Sfi (la Società filosofica italiana) mette in scena da ieri nel Caffè letterario al Convento, in piazza della Motta a Pordenone.
Una sfida alla cultura di tipo "smart" che si parcheggia ovunque in tivù e nel nostro quotidiano frettoloso e stressato, per rimettere in moto l'esercizio del pensiero e della riflessione. E funziona davvero, con un pubblico di liceali appassionati, professori dotti, universitari curiosi, tutti intorno al teatro della filosofia.
Regia misurata del presidente della sezione Sergio Chiaretto, con Beatrice Bo-nato e Francesca Scaramazza esperte a decifrare i giochi di Eros nei dialoghi recitati da Stefano Rizzardi e intervallati dal flauto di Barbara Colini e il pianoforte di Gianni Della Libera, per parlare d'amore e non solo.
Un tuffo rigenerante nel "Simposio" - che è il dialogo di Platone - tra le battute fulminanti scritte tantissimi secoli fa e che liberano ancora la ragione dalle sue ragnatele, fanno battere il cuore per quell'unico grande amore che è il sapere, tanto potente da dare senso alla vita. Troppo complicato?
«La filosofia e la musica si propongono di emozionare e inquietare - afferma il presidente della Sfi Sergio Chiaretto -. Così dovrebbe essere, almeno qualche volta, anche nella scuola e con questo caffè vorremmo provare a raggiungere questo obiettivo.
La nostra sezione Sfi con le società "Ruffo" e "Farandola" proporrà un appuntamento con musica e filosofia ogni primo mercoledì del mese per tutto l'anno scolastico. Vogliamo continuare questa iniziativa anche dal prossimo autunno, con argomenti che saranno decisi di volta in volta. Per informazioni, suggerimenti e contributi si può telefonare ai seguenti numeri telefonici: 0434-21125 e 0434-27206».
Le emozioni dalla anatomia irrequieta a zig-zag intrecciate alle autostrade del sapere logico, insomma. Piaceri divini e nazional-popolari, perché il simposio era il momento rituale e conviviale atteso per il gusto del palato degli aristocratici come Alcibiade, Agatone, Socrate, Aristofane che si abbandonavano all'ebbrezza del vino e delle discussioni su politica, amore (gay e metafisico), saperi tutti al maschile e prove di forza sotto l'occhio indiscreto di un dio (Dioniso) da celebrare.
Insomma, meglio il simposio del Grande fratello, se ancora ci fossero stati dubbi, (e. b.)
Messaggero Veneto del 4 marzo 2004
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